Il vaso di espansione negli impianti autoclave

E’ l’elemento essenziale, dopo la pompa, in un sistema di pressurizzazione di acqua o altro. Esso permette, a fronte di un funzionamento a intermittenza della pompa, di avere disponibile all’utenza un portata e pressione che oscillano entro un range di valori prefissati. Anche in questo caso abbiamo un contenitore inizialmente pieno di gas (azoto o semplicemente aria) ad una pressione prestabilita. Il fluido pompato, nella misura che eccede quello utilizzato, invade il volume del contenitore e lo occupa per una porzione dipendente dalla pressione di lavoro rapportata alla pressione di precarica dell’aria. Quando la pressione arriva ad un certo valore interviene un pressostato (o un livelollostato nei casi più complessi) a bloccare il funzionamento della pompa, da questo momento il gas compresso del contenitore respinge nell’impianto il fluido che aveva invaso il contenitore e garantisce quindi il flusso alle utenze, fino a che la pressione che scende, rilevata dal pressostato, non riavvia la pompa. Per un facile dimensionamento del contenitore (vaso di espansione), in base alle esigenze dell’utenza, abbiamo messo a disposizione un modulo di calcolo.  

Il vaso di espansione negli impianti di riscaldamento

Serve a limitare gli aumenti di pressione conseguenti al riscaldamento del fluido termovettore. Più comunemente l’acqua, aumentando di temperatura, aumenta il suo volume e produrrebbe dei inaccettabili aumenti di pressione. Il “vaso di espansione” è preposto ad ospitare gli aumenti di volume traducendoli in aumenti di pressione accettabili. Un contenitore di volume predefinito, inizialmente riempito di gas (azoto o più semplicemente aria), può ospitare acqua diminuendo il suo volume di aria. La diminuzione di volume dell’aria provoca un inevitabile aumento di pressione che però è tollerabile con le caratteristiche degli organi dell’impianto, a patto che si rispettino specifici criteri di taratura e scelta delle dimensioni.
Per un facile dimensionamento del vaso di espansione a partire dalle caratteristiche dell’impianto abbiamo messo a disposizione un apposito modulo di calcolo.

 

La perdite di carico … queste sconosciute.

Voglio scusarmi con quanti ritengano che questo argomento sia noioso e superato perché noto a tutti, ma ritengo che un chiarimento sul concetto di perdita di carico possa essere di interesse per molti addetti ai lavori.
Dunque quando parliamo di perdite di carico di solito vogliamo riferirci a circuiti contenenti dei fluidi in movimento. Non importa se il fluido sia un liquido od un gas, né se il movimento del fluido sia dovuto ad una spinta naturale o ad una azione di pompaggio.
Siccome su questo sito abbiamo messo a disposizione due moduli di calcolo per la valutazione delle perdite di carico negli impianti del gas e negli impianti di riscaldamento, esamineremo i due casi cercando di dare interpretazione alla definizione appunto di perdita di carico. Continua a leggere

Quando uno scaldabagno elettrico ci può stare

LEGGENDE METROPOLITANE.
Per una consuetudine ormai affermata, nessuno vorrebbe oggi uno scaldabagno elettrico per produrre acqua calda sanitaria, in quanto, come è noto, l’energia elettrica costa molto di più della equivalente energia ricavata dal gas o da altri combustibili. Ora bisogna dire che, come in tutte le cose, la verità non sta mai tutta da una parte, per cui chi continuasse ad optare per l’uso del vecchio scaldabagno, magari ha le sue ragioni.
Infatti, uno scaldabagno elettrico:
1) E’ molto meno pericoloso da tenere in casa di quanto non lo sia uno a gas;
2) Può essere installato nelle immediate vicinanze delle utenze da servire, con confort decisamente maggiore potendo avere la disponibilità dell’acqua ai rubinetti con maggiore prontezza;
3) Accetta l’utilizzo di miscelatori termostatici, permettendo una grande economia in fatto di quantità di acqua utilizzata;
4) Permette l’utilizzo contemporaneo di più utenze senza per questo variare le caratteristiche di temperatura, cosa che negli scaldabagni a gas (quasi sempre a produzione istantanea) non è consentito;
5) Non ha bisogno di manutenzione periodica se non a distanza di tempo, dipendentemente con i cicli di accumulo di calcare;
6) Ha rendimento prossimo all’unità (le uniche perdite sono al mantello e per metà dell’anno sono recuperabili), indipendentemente dallo stato manutentivo.
Con riferimento a quest’ultimo punto vorrei fare chiarezza su una:

LEGGENDA METROPOLITANA che vuole che lo scaldabagno elettrico aumenti il consumo di energia a causa del calcare. Continua a leggere

Perdite di carico impianti gas

Tra le specifiche dettate dalla norma UNI 7129-1, quella che ci crea qualche difficoltà è il limite di perdita di carico per le condotte gas negli impianti interni. La norma infatti stabilisce che nella scelta delle sezioni bisogna garantire che nel punto più svantaggiato dell’impianto le perdite di carico non debbano supera i valori limite: di 1 mbar se si tratta di Metano e di 2 mbar se si tratta di GPL.  Allo scopo la norma ci mette a disposizione delle tabelle (APPENDICE “A”) ma nel caso di condotte complesse, a sezione variabile, il calcolo è approssimato e non ci permette di ottimizzare le scelte. Il modulo che mettiamo a disposizione esegue il calcolo delle perdite di carico a partire dall’equazione di Renouard di cui alla stessa APPENDICE “A”, punto 1 della UNI 7129-1 ed è utile per il calcolo delle condotte a bassa pressione (quella che interessa appunto gli impianti interni). Nel modulo, una volta scelto il tipo di gas, per ogni sezione calcoliamo un tratto caratterizzato da una portata e da una sezione. I vari tratti sono inclusi nel calcolo con la spunta del flag “includi nel calcolo”. Assunto che il modulo è utile nella fase di progettazione, se la perdita di carico dell’utenza più svantaggiata superasse i limiti consentiti potremmo operare variazioni sulle sezioni, sul numero e tipo di raccordi , sulle portate dei singoli tronconi (esempio mettendo una caldaia da 24 Kw piuttosto che da 30 Kw), fino a portare il valore finale nei limiti previsti dalla norma.
La stampa del modulo può costituire “elenco dei materiali utilizzati” da allegare alla dichiarazione di conformità.

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Modulo di calcolo impianti riscaldamento a collettori

Il modulo permette di dimensionare un impianto di riscaldamento a collettori mediamente complesso, con uno, due o tre collettori + collettore principale di collegamento. Ogni Collettore può avere un numero qualsiasi di utenze e una conduttura  di andata e ritorno (definita ADDUTTORE) che lo collega al collettore principale; il collettore principale a sua volata è collegato alla caldaia da un ADDUTTORE PRINCIPALE. Quando il collettore è uno soltanto, il suo ADDUTTORE  lo collega direttamente alla caldaia e siamo nel caso dei comuni impianti a zona unica, da appartamento.

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