Quando uno scaldabagno elettrico ci può stare

LEGGENDE METROPOLITANE.
Per una consuetudine ormai affermata, nessuno vorrebbe oggi uno scaldabagno elettrico per produrre acqua calda sanitaria, in quanto, come è noto, l’energia elettrica costa molto di più della equivalente energia ricavata dal gas o da altri combustibili. Ora bisogna dire che, come in tutte le cose, la verità non sta mai tutta da una parte, per cui chi continuasse ad optare per l’uso del vecchio scaldabagno, magari ha le sue ragioni.
Infatti, uno scaldabagno elettrico:
1) E’ molto meno pericoloso da tenere in casa di quanto non lo sia uno a gas;
2) Può essere installato nelle immediate vicinanze delle utenze da servire, con confort decisamente maggiore potendo avere la disponibilità dell’acqua ai rubinetti con maggiore prontezza;
3) Accetta l’utilizzo di miscelatori termostatici, permettendo una grande economia in fatto di quantità di acqua utilizzata;
4) Permette l’utilizzo contemporaneo di più utenze senza per questo variare le caratteristiche di temperatura, cosa che negli scaldabagni a gas (quasi sempre a produzione istantanea) non è consentito;
5) Non ha bisogno di manutenzione periodica se non a distanza di tempo, dipendentemente con i cicli di accumulo di calcare;
6) Ha rendimento prossimo all’unità (le uniche perdite sono al mantello e per metà dell’anno sono recuperabili), indipendentemente dallo stato manutentivo.
Con riferimento a quest’ultimo punto vorrei fare chiarezza su una:

LEGGENDA METROPOLITANA che vuole che lo scaldabagno elettrico aumenti il consumo di energia a causa del calcare.
Ho sentito di questo problema tantissime volte, anche da addetti ai lavori e persino da elettricisti e tecnici in generale, e ho dovuto notare una grande superficialità nel considerare vere le cose solo perché “le dice la gente”.
Uno scaldabagno elettrico produce calore da una resistenza elettrica attraversata da corrente. Il calore che si sviluppa viene per forza assorbito dall’acqua; non ci sono vie di dispersione. “La gente” osserva (ed è vero) che uno scaldabagno carico di calcare impiega moltissimo tempo a scaldare l’acqua rispetto a quanto non impiagasse quando era pulito, e da questo “la gente”, semplicemente, desume che debba consumare un sacco di energia.
Di fatto tutto questo non avviene in quanto, man mano che il calcare riveste il corpo resistenza, impedendo un regolare flusso di calore dalla resistenza stessa verso l’acqua, provoca l’aumento delle temperatura della stessa resistenza. Questo aumento di temperatura provoca un innalzamento del valore di resistenza e una conseguente diminuzione di corrente riducendo l’assorbimento di energia elettrica di pari passo con la diminuzione di calore prodotto.
Di fatto una resistenza incrostata di calcare diminuisce la sua capacità di scaldare ma è vero anche che assorbe meno energia elettrica. E’ ovvio che la minore efficienza può diventare un disturbo per l’utente, ma non una diminuzione di rendimento, quindi  non una diseconomia.
Al contrario, uno scaldabagno che sia interessato dal calcare, diminuisce anche le perdite al mantello in quanto il calcare è un buon isolante termico, e quindi la sua economicità migliora.
Purtroppo lo stesso fenomeno del calcare che si accumula, a lungo, porta alla distruzione della resistenza quindi alla necessità della sua sostituzione. Questo perché, a causa dell’aumento di temperatura di cui ho spiegato sopra, quando questa si spinge oltre un certo limite, porta al graduale danneggiamento dell’elemento costituente la resistenza stessa fino alla sua completa distruzione per fusione (parziale fusione con infiltrazione di acqua e corto circuito).
Se questa caratteristica fosse stata presa in considerazione dal settore tecnico di competenza, attraverso la misurazione della corrente assorbita si sarebbe potuto avere informazioni sullo stato dell’incrostazione e persino sulla vita residua di una resistenza, potendo intervenire in tempi razionalmente giusti per la sua sostituzione prima di arrivare al rischio di fusione e quindi di corto circuito.

 

 

Un pensiero su “Quando uno scaldabagno elettrico ci può stare

  1. Marco

    Due idraulici senza cultura, padre e figlio, m’han detto che il calcare aumenta di spessore fino a togliere anche il 50% del volume ad uno scaldabagno di 50 litri, dunque creando una crosta di ben 25 litri!! Inizialmente vi ho creduto ma poi ho pensato che a quelle temeperature il calcare non aumenta linearmente e per fare 25 litri di roccia ci vorrebbero secoli. Inoltre il calcare del mio pentolino, ch’uso come bollitore continuamente perché l’acqua bollita anche fredda fa dimagrire, arrivato ad un certo spessore di qualche centesimo o millesimo di millimetro non aumentava più tanto ma si spezzava in scaglie o proprio non aumentava (soprattutto dopo averlo trattato con aceto rosso). Come stanno le cose in uno scaldabagno? Il volume d’un 50 litri resta praticamente immutato, no? E le scaglie di calcare? Restano sul fondo?

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *