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Quando uno scaldabagno elettrico ci può stare

LEGGENDE METROPOLITANE.
Per una consuetudine ormai affermata, nessuno vorrebbe oggi uno scaldabagno elettrico per produrre acqua calda sanitaria, in quanto, come è noto, l’energia elettrica costa molto di più della equivalente energia ricavata dal gas o da altri combustibili. Ora bisogna dire che, come in tutte le cose, la verità non sta mai tutta da una parte, per cui chi continuasse ad optare per l’uso del vecchio scaldabagno, magari ha le sue ragioni.
Infatti, uno scaldabagno elettrico:
1) E’ molto meno pericoloso da tenere in casa di quanto non lo sia uno a gas;
2) Può essere installato nelle immediate vicinanze delle utenze da servire, con confort decisamente maggiore potendo avere la disponibilità dell’acqua ai rubinetti con maggiore prontezza;
3) Accetta l’utilizzo di miscelatori termostatici, permettendo una grande economia in fatto di quantità di acqua utilizzata;
4) Permette l’utilizzo contemporaneo di più utenze senza per questo variare le caratteristiche di temperatura, cosa che negli scaldabagni a gas (quasi sempre a produzione istantanea) non è consentito;
5) Non ha bisogno di manutenzione periodica se non a distanza di tempo, dipendentemente con i cicli di accumulo di calcare;
6) Ha rendimento prossimo all’unità (le uniche perdite sono al mantello e per metà dell’anno sono recuperabili), indipendentemente dallo stato manutentivo.
Con riferimento a quest’ultimo punto vorrei fare chiarezza su una:

LEGGENDA METROPOLITANA che vuole che lo scaldabagno elettrico aumenti il consumo di energia a causa del calcare. Continua a leggere

Perdite di carico impianti gas

Tra le specifiche dettate dalla norma UNI 7129-1, quella che ci crea qualche difficoltà è il limite di perdita di carico per le condotte gas negli impianti interni. La norma infatti stabilisce che nella scelta delle sezioni bisogna garantire che nel punto più svantaggiato dell’impianto le perdite di carico non debbano supera i valori limite: di 1 mbar se si tratta di Metano e di 2 mbar se si tratta di GPL.  Allo scopo la norma ci mette a disposizione delle tabelle (APPENDICE “A”) ma nel caso di condotte complesse, a sezione variabile, il calcolo è approssimato e non ci permette di ottimizzare le scelte. Il modulo che mettiamo a disposizione esegue il calcolo delle perdite di carico a partire dall’equazione di Renouard di cui alla stessa APPENDICE “A”, punto 1 della UNI 7129-1 ed è utile per il calcolo delle condotte a bassa pressione (quella che interessa appunto gli impianti interni). Nel modulo, una volta scelto il tipo di gas, per ogni sezione calcoliamo un tratto caratterizzato da una portata e da una sezione. I vari tratti sono inclusi nel calcolo con la spunta del flag “includi nel calcolo”. Assunto che il modulo è utile nella fase di progettazione, se la perdita di carico dell’utenza più svantaggiata superasse i limiti consentiti potremmo operare variazioni sulle sezioni, sul numero e tipo di raccordi , sulle portate dei singoli tronconi (esempio mettendo una caldaia da 24 Kw piuttosto che da 30 Kw), fino a portare il valore finale nei limiti previsti dalla norma.
La stampa del modulo può costituire “elenco dei materiali utilizzati” da allegare alla dichiarazione di conformità.

Per andare al  MODULO DI CALCOLO